Stefano, attore affermato, teme che il successo gli sfugga di mano, lei, Laura, è un'aspirante attrice dalla vita turbolenta. I loro destini si incrociano sul set di un film in costume, legato a un certo immaginario ottocentesco («un po' Adolphe di Benjamin Costant, un po' La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio»).Provano insieme e scatta l'attrazione finché Laura ottiene la parte della protagonista, superando la rivale Chiara (Galatea Ranzi, Tre metri sopra il cielo). Piccioni torna sullo schermo con i due protagonisti del suo precedente (Lo Cascio e Ceccarelli). Lo fa cercando, come è solito fare, il gesto inavvertito l'imbarazzo che va al di là della scena da recitare ma che trova posto nella realtà. In questo amore difficile che cerca di unire due nevrosi (chi meglio degli attori può esserne un portatore più o meno sano?) le quali trovano le parole talvolta nella messa in scena di un passato in cui il 'detto' doveva spesso alludere a gesti che non era possibile compiere se non di nascosto. Piccioni potrebbe essere definito il 'poeta' del disagio esistenziale che non giudica mai ma che neppure assolve. E' alla continua ricerca di una possibile soluzione per i suoi personaggi pur consapevole com'è dei prezzi da pagare per ottenerla. Ma per la terza volta consecutiva nel suo cinema un bambino assume un ruolo importante nella vicenda. Che siano i più piccoli, in un mondo in cui abitiamo in tende provvisorie, a farci venire almeno il desiderio di gettare le fondamenta di una casa fatta non solo di mattoni?
(da mymovies)
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